Stavo vivendo una situazione che si ripeteva nel mio animo da anni e che da anni provavo piacere a riviverla.
Ogni anniversario, ogni manifestazione di italianità suscitava in me un vero entusiasmo. Partecipavo alle feste nazionali in piazza, all'alza ed ammaina bandiera nelle giornate del 2 giugno ma in particolare nelle giornate di novembre quando si festeggiava la prima e la seconda redenzione, quando si ricordava il ritorno di Trieste all'Italia del 1918 e dell'Italia a Trieste nel 1954. Il seme gettato durante gli anni scolastici dell'infanzia e dell'adolescenza aveva dato e continuava a dare il suo frutto. Si, e ne fui pienamente appagato, chissà forse ero, e lo sono ancora, una di quelle persone che hanno bisogno di credere in qualcosa, di aver una fede - ovviamente non sto parlando della Fede in senso stretto - di avere un ideale a cui far riferimento. Quando nel 1964 e poi nel 1984 ed ancora nel 2004 Trieste ospitò la tradizionale Adunata Nazionale degli Alpini il mio entusiasmo era alle stelle. Si sa che il Corpo degli Alpini ha suscitato e suscita tutt'ora, al di là di qualsiasi considerazione ideologica, uno spontaneo affetto anche da chi come me, cambiando modo di guardare le cose , le cose che guarda cambiano. Ma gli Alpini no, essi meritano gran rispetto al di là di tutto proprio perché anche loro, ma forse soprattutto loro per quanto riguarda la storia delle nostre terre, hanno pagato in termini di sacrificio di vite umane la sceleratezza delle guerre. Loro come i nostri concittadini del 97°, hanno dovuto partire, forse molti di loro per la prima volta con un vestito, foss'anche una ruvida divisa, con un paio di scarpe ai piedi ma anche imbracciando un fucile per farsi ammazzare o addirittura ammazzare un parente qualche volta perfino un fratello in quella "inutile strage".

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