domenica 22 novembre 2020

Parte seconda ...un giorno credi ...

Un giorno credi di essere giusto, e di essere un grande uomo...






Anno Domini 2017.                                                                                      

È primavera ormai inoltrata.

C'è del movimento in città, manifesti affissi lungo le strade richiamano l'attenzione dei passanti.
C'è una persona da festeggiare:  la nostra mamma, la 
"Unsere Landes Mutter Maria Theresia".


***


Ero ormai da qualche anno in pensione, gli impegni professionali non mi assillavano più e potevo concedermi il tempo da dedicare allo svago, agli hobby trascurati da una vita praticamente dedita al lavoro.                                                                                                                                                                          A dire il vero ad un certo punto sentii la necessità di un qualcosa di più di quello che stavo facendo ma, soprattutto,  di un qualcosa di più quello che avevo appreso durante gli anni scolastici che, come ben si sa, non sono particolarmente entusiasmanti per ragazzi ed adolescenti.

La curiosità mi stimolava ed avevo voglia di mettermi in gioco.
Fu così che decisi di iscrivermi al corso serale, dell' I.T.C. "G.R. Carli", qui a Trieste,  per il conseguimento del diploma di ragioniere e perito commerciale. Tecnicamente mi  sarebbe servito ben poco, anzi nulla,  ma mi avrebbe dato la possibilità di ampliare i miei orizzonti.
Il mestiere, l'arte o la professione di infermiere lo svolgevo già da anni, con soddisfazioni che mi gratificavano,  ma volevo aprirmi a nuove esperienze. Apprendere cose nuove come le lingue, la storia, la letteratura ed ovviamente le materie tecniche legate a quel tipo di corso di studi.
Cinque anni durò la nuova stagione da studente/lavoratore; ogni sera dalle 19 alle 23, sabato compreso; interrogazioni, compiti in classe si susseguirono anno dopo anno, ed alla fine arrivò il tempo dell'esame di maturità.
Dopo le prove scritte e dopo quasi un mese di attesa, arrivò il momento "clou",  quello indimenticabile per ogni studente di trovarsi di fronte ad una commissione di estranei che valuterà il tuo lavoro.
La materia da me proposta in quell’occasione  - si trattava di diritto  -  mi venne sostituita all'ultimo momento con ragioneria  ed il tempo a disposizione per mettersi, alla meno peggio, in linea con le richieste della commissione non nera molto; ormai mancava poco, anzi un solo weekend per scendere nella "fossa dei leoni"

Una domenica estiva trascorsa, lo confesso, nello stabilimento balneare di Grignano, a Trieste, ma, tra un tuffo ed una doccia rinfresca-idee, dedicata a scorrere le quasi 500 pagine del testo di "Ragioneria" .. .

...<<speremo ben>>  mi dissi, cercando di rincuorarmi.                    

E venne il 31 luglio, era di lunedì.                                  Fui chiamato alle 14. Il caldo era opprimente per tutti e, fortunatamente,  lo era anche per gli esaminatori.

L' interrogazione iniziò con uno scambio di impressioni e di idee sul tema di italiano svolto, poi le interrogazioni o meglio i colloqui, l’esposizione dei concetti appresi. Prima ragioneria, poi, per gentile concessione, mi lasciarono trattare anche la materia da me preferita, il diritto. Il tutto durò meno di 30 minuti, eravamo tutti stanchi; quindi  fine dell'esame, risultato:  58/60.

Chiusura della sede... ero stato l'ultimo dei maturandi.

Avevo da pochi mesi compiuto 33 anni.

Poi l'entusiasmo per quella esperienza,  che mi aveva arricchito non poco, mi portò ad iscrivermi a Giurisprudenza, ma la mia esperienza universitaria, ahimè, si limitò al pagamento delle tasse d'iscrizione.
Troppo impegnativo conciliare il lavoro lo studio, la famiglia.
E così abbandonai  i libri,  lo studio, diciamo così, intensivo.


***


Già ma parlavamo del tempo libero.

Ma cos'è il tempo libero per chi non lo ha mai coltivato e, quindi, non lo conosce o quanto meno non sa apprezzarlo?
Come sai cosa fare nelle ore che prima dedicavi al lavoro?                                                                      C
ome sai cosa fare, dove andare, con chi condividere questa nuova età che ti viene concessa?

Il mio lavoro, la mia professione mi aveva dato molte soddisfazioni ma furono gli ultimi anni quelli che di più mi arricchirono umanamente ed intellettualmente.
Oltre alle competenze proprie del mio mestiere, tenni per lungo tempo la rappresentanza sindacale e quella dei lavoratori riguardo la sicurezza sul posto del lavoro,  oltre all'incarico di addetto anti-incendio all'interno della casa di cura dove lavoravo. 
Ma c’era un'altra cosa che  mi dette particolare soddisfazione e fu l'aver istituito,  all'interno dell'azienda, un CRAL, un circolo aziendale culturale e del tempo libero.
E fu questo impegno, ed  in particolare la parte riguardante la cultura, che mi mise nelle condizioni di conoscere persone di grande spessore e molto rispettate in città di entrare, forse per la prima volta, nel vivo della storia della mia Trieste.


***

                          

La storia, e la mia città.

Non è facile raccontare se stessi raccontando la storia della propria città dall'interno, in un contesto di estremo "risciacquo" dove solamente pochi nostalgici lo desiderano o, forse, come nel mio caso, rivogliono indietro la propria identità. Non è facile raccontarla questa storia ai giovani triestini del terzo millennio ormai informatizzati, connessi con il mondo di oggi tramite Facebook, Twitter, TikTok, Istagram o altri "social" , risvegliare in loro un interesse per il passato quando, giustamente, sono proiettati verso il futuro.                            Ormai, si sa, acqua passata non macina più.

E non è facile nemmeno raccontare questa storia a chi  è triestino d'adozione, a chi è triestino provvisorio, a chi è triestino perchè ama l'esteriorità di questa città un po' onirica ma spesso senza saperne granchè. 

Giorni fa ho avuto modo di parlare di questo con una anziana coppia di amici, anziani senz'altro,  ma con la mente aperta, la lucidità delle persone giuste, e con le conoscenze di persone istruite.  Approdati in diversi periodi della loro vita a Trieste, la storia di questi due amici è diversa. Provengonono da differenti  realtà  e solamente da pochi anni hanno deciso di condividere la loro esistenza, in questo caso triestina. Lei, Annetta, (userò un nome di fantasia) per motivi famigliari, verso la fine degli anni sessanta per seguire il marito, che per lavoro venne traferito da Roma a Trieste, prese armi e bagagli e figlioletta in tenera età e raggiunse questo estremo ed in parte per molti, sconosciuto, lembo del nord-est della penisola. Lo fece con molti dubbi e molte incertezze ma anche con incoraggiamenti da parte di chi, romano come lei, Trieste l'aveva conosciuta ed apprezzata. Annetta, dicevamo,  è romana di nascita ma con legami anche con i bellissimi posti della riviera ligure, quella di levante, per intenderci quella delle Cinque Terre, e tutt'ora mantiene rapporti seppur ormai solamente telefonici o epistolari con gli amici e parenti dell'altra parte del Mediterraneo.                  Annetta ed Alfonso (anche per lui userò un nome di fantasia) si conoscevano già da giovani ma le loro strade presero  direzioni diverse. Lei, giovane e bella ragazza, si sposò a Roma,  con un professionista molto apprezzato in Trieste; lui, Alfonso,  genovese per nascita ma un po' meneghino di fatto, si unì felicemente con una splendida signora concittadina.  Le circostanze della vita, dei nostri amici, poi fecero si che si reincontrassero e decidessero di unire le loro solitudini. Lui, rimasto vedovo da un paio di anni e lei, da tempo separata dal marito, allora con figli da crescere, ora adulti, felicemente sposati e professionalmente appagati. Annetta era ormai diventata triestina a tutti gli effetti avendo impostato la propria vita, tanto prima che dopo la separazione,  frequentando una cerchia di amici per lo più della Trieste storica, gente di mondo, persone  che le hanno dato facoltà di inserirsi nella società triestina. E lo fece con la caparbietà di una donna che voleva uscire dalle difficoltà che le vicissitudini della vita le aveva imposto... sembra quasi un romanzo di sveviana memoria. Alfonso, da parte sua,  proveniva da una austera famiglia, genovese, d'altri tempi;  dopo la laurea in legge trovò la sua strada e la sua fortuna nell'imprenditoria e da tipico "self-made man" milanese con quel pizzico di burberità ligure ma non con la taccagneria peculiare di quei luoghi, anzi con una generosità ed una signorilità d'animo propria di nessun luogo, girò il mondo in lungo ed in largo ma poi alla fine, vuoi per l'affetto che lo legava ad Annetta vuoi per l'improvviso amore suscitato in lui da Trieste  - come successe in altri tempi a Max d'Asburgo quando approdò nella baia di Grignano e li vi costruì il suo "nido d'amore" per Carlotta e per se -  anche per Alfonso questa scintilla improvvisa ha fatto si che decidesse di rimanere a Trieste per il resto dei suoi giorni.        Ed io ho avuto l'onore ed il piacere di accompagnare l'amico Alfonso in varie passeggiate per il centro ed i dintorni della nostra città raccontandogli, con molta modestia, la storia dei luoghi che mano a mano visitavamo, la storia dei personaggi importanti che si sono susseguiti e la storia non raccontata di  Trieste. Ed è allora che mi son reso conto di quanto sia sconosciuta la nostra storia e di quanto sia difficile raccontarla, stando per così dire dall'altra parte della "trincea", a chi è italiano per nascita e per cultura e quindi a chi non è triestino "patoco" (=verace da generazioni)

Ma torniamo alla mia  storia, al mio percorso alla riscoperta della mia città.


segue...









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